Primi passi – Cotton Tales (Jessica “Loputyn” Cioffi)

Legenda:

Primi passi: la recensione non contiene spoiler. Analizzo brevemente le prime fasi del progetto (illustrazioni/storia primordiale). Cerco di introdurre il lettore al fumetto trattato, per guidarlo nell’acquisto o nell’allontanamento dell’opera.

Sediamoci: la recensione contiene spoiler. Uno sguardo approfondito all’opera, una volta concluso il suo ciclo, con giudizi analitici nella totalità. La seguente recensione sarà costellata da opinioni PRETTAMENTE PERSONALI. L’oggettività assoluta non esiste, pertanto le mie parole non esprimeranno verità imprescindibili e giudizi incondizionati dai miei gusti. È consigliata per chi ha già letto l’opera e vuole confrontarsi con un altro punto di vista.

 

Primi passi – Cotton Tales (Jessica “Loputyn” Cioffi)

Sgranate gli occhi, prendete fiato, concentratevi su ogni tavola, soffermatevi su ogni vignetta.

Quello che vi aspetta aprendo per la prima volta Cotton Tales è magnificenza.

Le illustrazioni di Jessica Cioffi sono da assaporare ad ogni sguardo: l’acquarello dona armonia alle forme, i colori derivanti da questo stile accompagnano perfettamente il setting ottocentesco dell’opera.

Questa tecnica grafica accentua e caratterizza maggiormente le peculiarità di Cotton Tales, immergendo ancora di più il lettore nel fantastico mondo creato da Loputyn.

Le sfumature grottesche e horror dell’ambientazione saranno chiare fin da subito, lasciando comunque spazio all’armoniosità dell’epoca vittoriana e ad una dolcezza tipica di questa autrice.

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Il racconto oscilla in un continuo climax di mistero. La trama costruita da Loputyn lascia il lettore in una suspense voluttuosa, creando il desiderio di scoprire nuovi tasselli della narrazione.

La sottile linea tra reale e surreale si spezza: il protagonista si trova immerso tra un piano onirico e uno terrestre senza possibilità di distinguerli, riscontrando così difficoltà nel concepire ciò che lo circonda e la realtà dei fatti.

Seguiremo il cammino di ricerca del protagonista per delineare i suoi frammenti mnemonici, venendo a contatto con svariati personaggi che lo seguiranno e/o lo ostacoleranno (?) in questa impresa.

I personaggi alcune volte potrebbero risultare caratterialmente piatti o univoci, poiché introdotti con uno stile “kawaii” ben delineato e voluto (a molti di voi piaceranno sicuramente).

Tuttavia la coerenza dei personaggi e della trama non ha alcuna sbavatura, rendendo la graphic novel ancora più coinvolgente.

Lo consiglio?

Assolutamente si!

La narrazione in Cotton Tales è intrigante, i disegni sono perle per gli occhi: tutti i sensi saranno approfonditamente appagati leggendo questa opera.

Dove trovare Cotton Tales: http://www.shockdom-store.com/fumetti/142-cotton-tales-9788896275597.html

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Sediamoci – Agorafobia (Dario Moccia e fubi)

Legenda:

Primi passi: la recensione non contiene spoiler. Analizzo brevemente le prime fasi del progetto (illustrazioni/storia primordiale). Cerco di introdurre il lettore al fumetto trattato, per guidarlo nell’acquisto o nell’allontanamento dell’opera.

Sediamoci: la recensione contiene spoiler. Uno sguardo approfondito all’opera, una volta concluso il suo ciclo, con giudizi analitici nella totalità. La seguente recensione sarà costellata da opinioni PRETTAMENTE PERSONALI. L’oggettività assoluta non esiste, pertanto le mie parole non esprimeranno verità imprescindibili e giudizi incondizionati dai miei gusti. È consigliata per chi ha già letto l’opera e vuole confrontarsi con un altro punto di vista.

 

Sediamoci – Agorafobia (Dario Moccia e fubi)

“Vattene ne ho abbastanza di te […] è venuto il momento che tu te ne vada”: in questo modo Agorafobia di Dario Moccia e Fubi cerca di spiegare una concezione di paura. Una paura debilitante e assillante, la vita viene avvolta da un involucro paralizzante e sull’individuo grava il peso di un’oppressione perenne.

Il titolo dell’opera non è indice di ciò che andremo a leggere all’interno della graphic novel, ma è un espediente per caratterizzare il background implicito della narrazione. Se volessimo scoprire il significato dell’Agorafobia e delle sue peculiarità, non è questo il caso.
Il racconto si dirama nel disagio di una persona che affronta la sua costrizione interiore, che cerca di liberarsi da un enorme fardello.

Quindi cos’è la fobia?

L’opera si presta a spiegare l’essenza della fobia con una storia forse troppo frettolosa, riduttiva per il grande carico emotivo che sprigiona.
In alcuni punti è stereotipata e con figure metaforiche alcune volte troppo banalizzanti, tuttavia il messaggio diretto e socialmente condiviso di queste figure può essere un punto di forza per la comprensione da parte del lettore.

Si scalfisce solamente un esiguo frangente delle vita fobica, si vuole metaforizzare la liberazione dalla paura irrazionale come un percorso lineare, seppur caratterizzata dalla forte limitazione che la paura infligge nell’uomo, e derivante da un SOLO fattore esterno, ovvero la perdita dell’amico/famigliare e il superamento della colpevolezza (dolo o colpa).

L’essere umano proposto da Agorafobia, a mio avviso, sembra ricadere in un disturbo depressivo, acquisendo comportamenti ossessivo-compulsivi per mantenere uno stato di omeostasi con l’ambiente circostante.

L’equilibrio che si viene a formare è ovviamente precario, fragile: la minima deviazione da questo binario potrebbe portare allo sconvolgimento interiore dell’individuo. E qui che entra in gioco la metafora dei treni, della cadenza sistematica degli orari, di una sicurezza imprescindibile.

Gli oggetti e la loro essenza acquisiscono un valore interpretativo, l’inanimato acquista un significato permeato da un’anima, una forte carica affettiva che il protagonista assegna a questi oggetti e da cui non riesce a slegarsi. Questo tipo di azione, la creazione di un amuleto o di un totem personale, è comune a tutte le persone. Tuttavia quando l’importanza di un oggetto assume un ruolo fondamentale e irrinunciabile per l’individuo, si creano limiti distruttivi per la propria vita.

La tazza che si rompe mostra questo tipo di influenza sull’uomo. L’implicito potere dell’oggetto sulla mente del protagonista, che inizialmente non riesce a concepire il motivo della disperazione per la sua perdita: “non siete vive, non avete un colore, una forma, un odore, siete oggetti morti. E forse lo sto diventando anche io.”

L’esplicito insignificante diviene pura forza emotiva e si riversa in una palese epifania.

D’ora in poi il protagonista cerca di scappare della sua prigionia, dal suo malessere psico-fisico, attraverso un percorso di redenzione interiore e metaforico.

Il bozzolo che inizialmente lo protegge, in realtà lo sta limitando e divorando, l’interiorità è la sua più grande nemica. Le lenzuola non lo avvolgono in un senso di appagamento, bensì di dolore e di sconforto: per lui è difficile rendersene conto.

La liberazione avviene tramite il raggiungimento e l’utilizzo di uno spinello: la droga che libera, che garantisce un’alternativa alla realtà, realtà da cui si cercava di scappare, ottenebrando gli eventi negativi. Ma i propri fantasmi si devono affrontare, si deve per forza tornare nella società (le maschere giudicanti), non si può fuggire eternamente da sé stessi e dalle proprie responsabilità.

La violenza è il mero mezzo con cui ci si slega di questo peso: la distruzione di quello che abbiamo intorno, di ciò con cui siamo a contatto tutti i giorni, dei frammenti della propria esistenza (le schegge dello specchio). La distruzione del passato: il legame che ci condiziona finché non viene riconosciuto e spezzato.

Un’ombra che fa capitolino nella realtà, l’ombra del peso della coscienza. L’ombra da cui ci si libera per essere di nuovo sé stessi.

Forse è troppo riduttivo e ottimistico parlare di un percorso così semplice e diretto di redenzione (la lunghezza dell’opera non aiuta), quasi lasciassimo alle spalle il nostro passato, dietro di noi, dietro una porta che ci conduca in un luogo migliore; se quella è la nostra casa prima o poi dovremo tornarci.

Da soli si può cercare di superare tutte le difficoltà possibili, di costruire un “sé vantaggioso” per un benessere personale, ma sarà arduo senza l’aiuto di nessuno.

Ciò che siamo è costruito sia dal nostro passato sia dalle nostre relazioni, non ci si può liberare da quello che è successo, non possiamo cacciarlo, non “è il momento in cui deve andarsene”, ma il momento in cui si deve accettare e superare nel modo in cui lo interpretiamo.

È un processo lungo. Non avviene di certo con un’epifania, dopo un unico e univoco tentativo, nell’isolamento.

Ogni evento lascia una cicatrice profonda nell’individuo, una cicatrice di cui si deve essere a conoscenza, una cicatrice di cui si deve comprendere ogni sfaccettatura, una cicatrice che va considerata per quel solco indelebile che è stato, è e sarà nelle nostre esperienze.

Dove trovare Agorafobia: http://www.shockdom-store.com/home/173-agorafobia.html

Primi passi – Agorafobia (Dario Moccia e Fubi)

Legenda:

Primi passi: la recensione non contiene spoiler. Analizzo brevemente le prime fasi del progetto (illustrazioni/storia primordiale). Cerco di introdurre il lettore al fumetto trattato, per guidarlo nell’acquisto o nell’allontanamento dell’opera.

Sediamoci: la recensione contiene spoiler. Uno sguardo approfondito all’opera, una volta concluso il suo ciclo, con giudizi analitici nella totalità. La seguente recensione sarà costellata da opinioni PRETTAMENTE PERSONALI. L’oggettività assoluta non esiste, pertanto le mie parole non esprimeranno verità imprescindibili e giudizi incondizionati dai miei gusti. È consigliata per chi ha già letto l’opera e vuole confrontarsi con un altro punto di vista.

 

Primi passi – Agorafobia (Dario Moccia e Fubi)

Il comparto grafico di Agorafobia a prima vista potrebbe spiazzare il lettore. Il disegno sporco e a tratti abbozzato, volutamente poco preciso, crea un’ambiente favorevole per il progredire di una trama cupa, in cui la riflessione sull’aspetto estetico e narrativo si sviluppa inizialmente in due fasi distinte e poi si ricondensa per la sua comprensione unitaria.

La comunicazione non verbale del racconto nasce dallo stile dell’illustrazione: in alcuni punti le vignette si prestano perfettamente a questo scopo, mentre in altri casi il disegno confonde il lettore a causa della sua poca comprensibilità.

La chiarezza non sempre eccelsa è un’arma a doppio taglio soprattutto per la portata di un tema così difficile da trattare, quale l’introspezione umana.

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L’essere umano, la sua essenza unica e personale, anima e corpo, il vortice di disagio interiore universale e peculiare, il lato oscuro e quello luminoso di ogni uomo. I temi trattati da Dario Moccia e Fubi si stagliano nella complessità della mente umana, nelle sue contraddizioni e nelle sue coerenze.

La trama cerca di divincolarsi nei meandri della psiche usufruendo sia di aspetti metaforici sia di quelli letterali.

Il racconto riesce a mantenere una coscienziosità e una propria logica, senza perdere il fulcro narrativo dell’analisi umana. Tuttavia la rapidità degli avvenimenti fa sì che la riflessione sia troppo superficiale e forse, in pochi punti, stereotipata.

Lo consiglio?

Sì. Consiglio Agorafobia a coloro cui piace confrontarsi con l’argomento della rinascita e della redenzione del sé (ma non della patologia), a coloro che amano la SPERIMENTAZIONE grafica e amano soffermarsi sul significato delle immagini.

Complimenti a Dario Moccia e Fubi per aver sfornato con discreto successo una PRIMA opera non convenzionale, fuori dagli schemi, per aver sperimentato con coraggio e per essere stati fedeli intra-opera.

La trama non è semplice, ma nemmeno troppo complessa per una riflessione sui temi trattati; con le giuste chiavi di lettura è decifrabile e accessibile fin dai primi momenti di lettura.

Dove trovare Agorafobia: http://www.shockdom-store.com/home/173-agorafobia.html

La “Nona arte” incontra narraMELO

Il fumetto italiano sta pian piano prendendo piede all’interno del nostro panorama artistico e commerciale.

Spesso cerchiamo all’estero opere che possano soddisfare i nostri gusti, lamentandoci della carenza d’arte in Italia, senza essere del tutto consapevoli del mondo che ci circonda. Tuttavia sul nostro territorio viene prodotto materiale da valorizzare e portare alla luce.

Pertanto il mio intento è quello di trattare e analizzare opere rigorosamente italiane provenienti sia dal mondo online sia da quello della pubblicazione cartacea.

Le recensioni di cui mi occuperò saranno divise in due parti:

  • Primi passi. Non contiene spoiler. Analizzo brevemente le prime fasi del progetto (illustrazioni/storia primordiale). La recensione sarà volutamente corta per una veloce fruizione da parte del lettore, cercando di introdurlo al fumetto trattato e di guidarlo nell’acquisto o nell’allontanamento dell’opera.
  • Sediamoci. Contiene spoiler. Uno sguardo approfondito all’opera, una volta concluso il suo ciclo, utilizzando giudizi analitici nella totalità. La seguente recensione sarà costellata da opinioni PRETTAMENTE PERSONALI. L’oggettività assoluta non esiste, pertanto le mie parole non esprimeranno verità imprescindibili e giudizi incondizionati dai miei gusti. Consiglio l’approccio a chi ha già letto l’opera e vuole confrontarsi con un diverso punto di vista, in modo tale da confermare/falsificare le proprie teorie.

Si parte con…