Quando non si ha più tempo, allora ci si adegua

Quando non si ha più tempo, allora ci si adegua

Poco tempo, poche energie, lo schermo del pc mi stanca.

La lettura richiede l’ozio, richiede mente, richiede un dispendio di forza che non tutti possono permettersi.

Anche io mi accorgo di come il tempo dedicato alla scrittura o alla stessa lettura stia diminuendo a causa dei numerosi impegni.

E se non si possono portare le persone dal proprio lato ci si conforma, tuttavia senza perdere il proprio modus operandi.

Con queste poche righe non voglio certamente affermare di abbandonare i numerosi progetti (forse troppi) che ho in cantiere oppure di eliminare la produzione dei “racconti brevi” o dei “pensieri” che, seppur già sporadici, ogni tanto fanno e faranno capolino.

Qui ed ora affermo di iniziare un nuovo ciclo creativo “poche parole, perché non abbiamo tempo” in cui nel limite consentito da Twitter, espongo riflessioni ultra-brevi nel formato che caratterizza questo social.

Sarà più facile per me e per chi mi segue o seguirà, avere una parvenza della mia esistenza e delle mie “opere”.

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La musica 2016 (cos’è una canzone?)

Cos’è una canzone?

Sebbene questa domanda possa apparire banale, la risposta non è proporzionalmente semplice.

Una prima riflessione ci porta a considerare la complessità della questione: un’affermazione univoca non esiste.

Una canzone potrebbe essere una composizione musicale accompagnata o slegata da un testo.

Una canzone potrebbe essere un mezzo per esprimere e veicolare idee.

Una canzone potrebbe asservire a diverse e diversificate situazioni.

Una canzone potrebbe essere uno strumento per intrattenersi e intrattenere (divertirsi e far divertire, commuoversi e far commuovere, consolare o far consolare, …)

Una canzone potrebbe essere prodotta da una sola persona, o da più mani, o in gruppo, attraverso contatti diretti o a chilometri di distanza.

Una canzone potrebbe essere metaforica, una canzone potrebbe essere letterale.

Una canzone potrebbe essere parodiata, storpiata, modificata, modellata in mille versioni e contemporaneamente rimanere unica.

Una canzone potrebbe essere cantata, potrebbe essere suonata, potrebbe essere fischiettata, potrebbe essere ballata, potrebbe essere ascoltata o potrebbe essere solamente percepita.

Una canzone potrebbe diventare famosa, una canzone potrebbe rimanere di nicchia.

Una canzone potrebbe essere condivisa, una canzone potrebbe rimanere personale.

Una canzone potrebbe piacere o infastidire a seconda dei nostri gusti personali e imprescindibili.

Una canzone potrebbe sembrare banale, una canzone potrebbe sembrare geniale.

Una canzone potrebbe esser solo di passaggio o rimanere per sempre.

Una canzone potrebbe carpire l’anima, potrebbe coinvolgere in molteplici sfaccettature il cuore, la mente e il corpo di una persona.

Una canzone potrebbe avere un significato diverso per ogni particolare persona che la ascolti.

Una canzone potrebbe aver simultaneamente o esclusivamente ognuna di queste declinazioni.

Una canzone (la musica) per me è un frammento della mia vita dall’indiscussa importanza e dal peso indissolubile.

Una canzone è…

Non toglietemi le sicurezze della vita

Parlare di sicurezze può risultare complesso, pertanto cercherò di dare la mia visione personale riguardo a questo argomento.

Nella vita ciò che noi consideriamo sicurezza può essere espressa solo a posteriori: la sicurezza che possiamo avere è inerente a ciò che si è già verificato, ovvero quello che ormai è entrato a far parte della STORIA.

La STORIA di cui parlo è sia il passato della società/mondo/esistenza del genere umano sia quello individuale/personale/idiosincraticamente unico. (Considerando ovviamente i limiti d’anacronismo, di influenza sociale e culturale delle persone: come essi abbiano vissuto, ricordino, raccontino o leggano la STORIA.)

Tutto ciò che crediamo sicurezza a priori non è altro che fede/fiducia in quel determinato evento.

Attraverso le nostre esperienze possiamo cercare di predire o di organizzare situazioni future e presenti, ma fintanto che esse non si siano realizzate e concluse (e ne veniamo a conoscenza) non è possibile sostenerle come sicurezze assolute.

Esaminare questa STORIA è necessario per apprendere informazioni sulla società o sull’individuo e capire (in parte) con quale visione si affronti il “divenire”.

Non toglietemi le sicurezze della vita, ciò che mi è accaduto personalmente ed è accaduto storicamente, perché sono parte di me e rappresentano il modo in cui affronto il futuro nella sua incertezza.

Piango sui propositi dell’anno (2016)

La giungla dei social network si è riempita di “post” a prima vista personali e unici, ma che possono essere facilmente tematizzati in un’ideologia comune: i buoni propositi per l’anno nuovo. Ognuno esprime la propria volontà di migliorare, crescere, compiere progetti in un arco di tempo di 365 giorni; in aggiunta si analizza il bilancio complessivo dell’anno appena trascorso, valorizzando i lati positivi e demonizzando quelli negativi.

Non voglio avere la presunzione di giudicare questo comportamento che di certo può essere stimolante per chi ne usufruisce, acquisendo un valore importante.

Il problema dove sorge, quindi?

Quando le persone mi incalzano per sapere come sia andato il mio anno, per conoscere i buoni propositi e per capire se abbia superato preoccupazioni/traumi.

Si scontrano inesorabilmente contro un muro invalicabile. Rimangono stupefatti e, anzi, pensano che nascondi loro qualcosa.

Il concetto che voglio esprimere è semplice: non riesco a vedere un anno temporale come un pacchetto esperienziale.

Mi spiego meglio.

Moduli di 365 giorni, scientificamente e socialmente condivisi, non sono importanti per quanto riguarda i miei progetti e il mio modo di essere. Eventi importanti e/o situazioni sgradevoli si vivono anche a cavallo dei vari anni, possono durare per periodi brevi o prolungarsi per archi lunghissimi.

I buoni propositi possono nascere ad anno già avviato, gli eventi svantaggiosi superati in qualsiasi momento ed analizzati quando ci sentiamo pronti. Non riesco a considerare un punto di partenza temporale più importante di un altro.

La fortuna e la sfortuna sono in agguato in ogni momento, altamente al di fuori di ogni preciso e scrupoloso controllo. Sta a noi affrontare gli avvenimenti, siano essi positivi o negativi, grazie alle nostre abilità e alle conoscenze acquisite nel tempo.

Piango sui miei propositi per l’anno nuovo; piango sul nulla, perché non ne ho!