Sediamoci – Agorafobia (Dario Moccia e fubi)

Legenda:

Primi passi: la recensione non contiene spoiler. Analizzo brevemente le prime fasi del progetto (illustrazioni/storia primordiale). Cerco di introdurre il lettore al fumetto trattato, per guidarlo nell’acquisto o nell’allontanamento dell’opera.

Sediamoci: la recensione contiene spoiler. Uno sguardo approfondito all’opera, una volta concluso il suo ciclo, con giudizi analitici nella totalità. La seguente recensione sarà costellata da opinioni PRETTAMENTE PERSONALI. L’oggettività assoluta non esiste, pertanto le mie parole non esprimeranno verità imprescindibili e giudizi incondizionati dai miei gusti. È consigliata per chi ha già letto l’opera e vuole confrontarsi con un altro punto di vista.

 

Sediamoci – Agorafobia (Dario Moccia e fubi)

“Vattene ne ho abbastanza di te […] è venuto il momento che tu te ne vada”: in questo modo Agorafobia di Dario Moccia e Fubi cerca di spiegare una concezione di paura. Una paura debilitante e assillante, la vita viene avvolta da un involucro paralizzante e sull’individuo grava il peso di un’oppressione perenne.

Il titolo dell’opera non è indice di ciò che andremo a leggere all’interno della graphic novel, ma è un espediente per caratterizzare il background implicito della narrazione. Se volessimo scoprire il significato dell’Agorafobia e delle sue peculiarità, non è questo il caso.
Il racconto si dirama nel disagio di una persona che affronta la sua costrizione interiore, che cerca di liberarsi da un enorme fardello.

Quindi cos’è la fobia?

L’opera si presta a spiegare l’essenza della fobia con una storia forse troppo frettolosa, riduttiva per il grande carico emotivo che sprigiona.
In alcuni punti è stereotipata e con figure metaforiche alcune volte troppo banalizzanti, tuttavia il messaggio diretto e socialmente condiviso di queste figure può essere un punto di forza per la comprensione da parte del lettore.

Si scalfisce solamente un esiguo frangente delle vita fobica, si vuole metaforizzare la liberazione dalla paura irrazionale come un percorso lineare, seppur caratterizzata dalla forte limitazione che la paura infligge nell’uomo, e derivante da un SOLO fattore esterno, ovvero la perdita dell’amico/famigliare e il superamento della colpevolezza (dolo o colpa).

L’essere umano proposto da Agorafobia, a mio avviso, sembra ricadere in un disturbo depressivo, acquisendo comportamenti ossessivo-compulsivi per mantenere uno stato di omeostasi con l’ambiente circostante.

L’equilibrio che si viene a formare è ovviamente precario, fragile: la minima deviazione da questo binario potrebbe portare allo sconvolgimento interiore dell’individuo. E qui che entra in gioco la metafora dei treni, della cadenza sistematica degli orari, di una sicurezza imprescindibile.

Gli oggetti e la loro essenza acquisiscono un valore interpretativo, l’inanimato acquista un significato permeato da un’anima, una forte carica affettiva che il protagonista assegna a questi oggetti e da cui non riesce a slegarsi. Questo tipo di azione, la creazione di un amuleto o di un totem personale, è comune a tutte le persone. Tuttavia quando l’importanza di un oggetto assume un ruolo fondamentale e irrinunciabile per l’individuo, si creano limiti distruttivi per la propria vita.

La tazza che si rompe mostra questo tipo di influenza sull’uomo. L’implicito potere dell’oggetto sulla mente del protagonista, che inizialmente non riesce a concepire il motivo della disperazione per la sua perdita: “non siete vive, non avete un colore, una forma, un odore, siete oggetti morti. E forse lo sto diventando anche io.”

L’esplicito insignificante diviene pura forza emotiva e si riversa in una palese epifania.

D’ora in poi il protagonista cerca di scappare della sua prigionia, dal suo malessere psico-fisico, attraverso un percorso di redenzione interiore e metaforico.

Il bozzolo che inizialmente lo protegge, in realtà lo sta limitando e divorando, l’interiorità è la sua più grande nemica. Le lenzuola non lo avvolgono in un senso di appagamento, bensì di dolore e di sconforto: per lui è difficile rendersene conto.

La liberazione avviene tramite il raggiungimento e l’utilizzo di uno spinello: la droga che libera, che garantisce un’alternativa alla realtà, realtà da cui si cercava di scappare, ottenebrando gli eventi negativi. Ma i propri fantasmi si devono affrontare, si deve per forza tornare nella società (le maschere giudicanti), non si può fuggire eternamente da sé stessi e dalle proprie responsabilità.

La violenza è il mero mezzo con cui ci si slega di questo peso: la distruzione di quello che abbiamo intorno, di ciò con cui siamo a contatto tutti i giorni, dei frammenti della propria esistenza (le schegge dello specchio). La distruzione del passato: il legame che ci condiziona finché non viene riconosciuto e spezzato.

Un’ombra che fa capitolino nella realtà, l’ombra del peso della coscienza. L’ombra da cui ci si libera per essere di nuovo sé stessi.

Forse è troppo riduttivo e ottimistico parlare di un percorso così semplice e diretto di redenzione (la lunghezza dell’opera non aiuta), quasi lasciassimo alle spalle il nostro passato, dietro di noi, dietro una porta che ci conduca in un luogo migliore; se quella è la nostra casa prima o poi dovremo tornarci.

Da soli si può cercare di superare tutte le difficoltà possibili, di costruire un “sé vantaggioso” per un benessere personale, ma sarà arduo senza l’aiuto di nessuno.

Ciò che siamo è costruito sia dal nostro passato sia dalle nostre relazioni, non ci si può liberare da quello che è successo, non possiamo cacciarlo, non “è il momento in cui deve andarsene”, ma il momento in cui si deve accettare e superare nel modo in cui lo interpretiamo.

È un processo lungo. Non avviene di certo con un’epifania, dopo un unico e univoco tentativo, nell’isolamento.

Ogni evento lascia una cicatrice profonda nell’individuo, una cicatrice di cui si deve essere a conoscenza, una cicatrice di cui si deve comprendere ogni sfaccettatura, una cicatrice che va considerata per quel solco indelebile che è stato, è e sarà nelle nostre esperienze.

Dove trovare Agorafobia: http://www.shockdom-store.com/home/173-agorafobia.html

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