Le stelle sono luminose (parte finale)

L’elevazione del corpo e della mente portarono Karoline alla sublimazione dello spirito.

Il momento in cui riprendo a raccontare è proprio questo: dove il mio pensiero può evincere le reali azioni del protagonista, dove la mia bocca può esprimere un significato logico, dove la mia mano segue la linea intrinseca del giovane uomo e della sua storia.

Quando nella volta celeste si scontrarono elementi dall’inusuale forma e dimensione, una teogonia ebbe inizio a nostra insaputa. Fu la nascita di ogni sapere e comprensione, ciò a cui l’uomo aspira, non tanto quanto individuo in sé, ma quanto essere umano. Il rumore che si manifestò ruppe la calma assoluta dell’idillio celeste, il peso della conoscenza piombò come un macigno in una landa desertica.

Se non avessi assistito, non avrei captato alcun suono, non avrei dato importanza a quegli eventi.

Lo spirito di Karoline collise con il sapere, ne divenne parte, ma distinto nella sua essenza ed esistenza. Il vociare dei suoi pensieri si fece largo nell’infinito, fino a raggiungere coloro che porgevano l’orecchio, curiosi.

Il giovane uomo osservò gli esseri viventi << Quelli sono dinosauri!>> esclamò << Le pattuglie di sicurezza del futuro, quali splendidi esemplari>>. << E quei cavalli di seta? Imponenti nel loro galoppare tra le dune di gelatina color indaco e le splendenti palme di piombo>>. Karoline poteva vedere, poteva capire, poteva soprattutto spiegare, ma quest’ultima azione la tenne per sé.

<<Il senso della vita, lo sento, sono vicino ad esso, ed è semplice…

Probabilmente il sonno gioca brutti scherzi. In questo punto mi addormentai o mi distrassi momentaneamente, fatto sta che non colsi le parole di Karoline.

Mi destai troppo tardi, quando molti avvenimenti avevano già compiuto il loro percorso. Non so cosa successe, ne se fosse interessante. Ma in ogni caso dovrò narrare ciò che accadde ormai giunta l’alba.

Sono spiacente per i lettori, ma non posso rimediare.

Io devo raccontare una storia vera, così come l’ho vista!

Sarei un infame se facessi il contrario.

Il Sole stava per sorgere. In lontananza scomparivano stelle dopo stelle per lasciare posto ad una più grande, almeno per noi.

Il calore e la luminosità stavano aumentando sempre di più, a quella temperatura perfino il fluido più ruvido si sarebbe sciolto.

Rividi Karoline di nuovo seduto sul suo balcone, mentre la tazza di tè era ormai completamente piena.

Le piccole macchie del manto celeste stavano scomparendo, mentre Karoline cercava di raggiungerle nuovamente.

Fallì miseramente.

Triste guardò il pavimento sopra la sua testa, meditò e rimase cogitabondo di fronte al muro.

Tutta quell’interiorità fu distratta da un fastidio, proveniente dal basso, dai pantaloni. La mano di Karoline scivolò velocemente nella fessura dei jeans. Durante il tragitto di ritorno verso casa, alcune stelle si erano subdolamente infiltrate negli indumenti del giovane uomo. Per liberarsi da questo fardello, le luminose entità furono gettate in una lettiera lì vicino.

Poco prima del sorgere del Sole, Karoline stava accarezzando il suo nuovo gatto. Animale comune nella maestosità dell’universo. Il vuoto interiore era stato colmato. Ora la luce dell’alba coccolava con dolcezza la sua figura, mostrando la tranquillità di un animo umano nell’equilibrio interiore.

Qui si conclude la storia, dal momento in cui non c’è più nulla da narrare. O forse non ho più voglia di continuare?!

Ora vi starete chiedendo la mia identità, dico bene?

Avete presente il famoso detto “se i muri potessero parlare…”, ottimo! Osservate con attenzione la casa di Karoline e, se non potete, immaginatela, facendovi guidare da me. Scorriamo le pareti, in un angolo troverete una sedia, anche le sedie hanno il loro “da dire”. Concentratevi su quella sedia, vedete ora?

E sì…

Sono proprio io!

Il fratello di Karoline, che seduto comodamente, ha raccontato questa storia.

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