Show dei talenti (parte finale)

“Cover” ripeteva disperatamente Sider nella sua testa. All’improvviso un’idea gli balenò nella mente come quando, sotto la doccia, l’acqua ti avvolge nel suo caldo abbraccio e mille idee geniali inondano il tuo lato creativo.

“Potrei…” osò pronunciare con voce flebile “… potrei avere un’altra possibilità? Questa volta una cover”.

I giudici si guardarono vicendevolmente e annuirono in segno di approvazione; gli occhi di Sider si illuminarono a quel gesto, l’opportunità di diventare un cantante non era ancora sfuggita dalle sue mani.

Per eseguire una performance adeguata, Sider necessitava di una chitarra e un tecnico uscì prontamente dalle quinte per soddisfare la sua richiesta.

Il ragazzo si sedette a cavalcioni sul bordo del palco, imbracciò la chitarra con tutta l’energia in corpo e si avvicinò al microfono “Questa canzone ha un forte significato per me!”

La sua anima si espanse attraverso la sua voce, il suo cuore si aprì e le calde parole che uscirono dalla sua bocca deliziarono il pubblico.

L’esibizione fu struggente e altamente emozionante: Sider aveva messo in scena il lato di sé che solitamente teneva nascosto.

Il silenzio regnava sovrano fino a che uno dei giudici ruppe quel momento quasi surreale e magico.

“Mi hai toccato dentro, non pensavo che potessi essere in grado di fare una cosa del genere. Sono sbalordito”. Il giudice, che precedentemente aveva negato il passaggio di Sider alla fase successiva, sembrava essersi redento. “Però ho visto un cambio così repentino da un momento all’altro, posso fidarmi di una persona del genere?” domandò con schiettezza.

Sider fu preso da sgomento, ma in maniera inaspettata rispose con semplicità e spontaneità “credo che la musica non sia una cosa unica all’interno di una persona: la musica può far divertire, può e deve far ridere; la musica può trasmettere messaggi, può veicolare le proprie idee; la musica deve suscitare emozioni profonde, può provocare scalpore e lasciare cicatrici nell’anima. Se riesco in uno di questi intenti io ho fatto musica e sono fiero di aver cantato, raggiungendo il pubblico in un modo o nell’altro!”

Il giudice sorrise all’affermazione di Sider “va bene, per adesso ti do il mio SÍ. Vedremo nelle prossime fasi come ti comporterai”.


“Ora verrà consegnata ad ognuno di voi una lista con i titoli delle canzoni che dovrete cantare nella prossima fase” la voce metallica fuoriusciva ad intervalli regolari dal trasmettitore appeso al soffitto, la sua litania ruppe la calma che si era creata dopo la prima fase dello show.

Il gruppo dei vincitori contava circa 30 partecipanti, prontamente posizionati dagli organizzatori del programma in una stanza d’attesa.

“Limitate i contatti, quando sarà chiamato il vostro numero superate la porta in fondo alla sala e aspettate!” questi erano gli ordini dettati dall’altoparlante.

“505” nella sala era rimasta una dozzina di persone, finalmente era il turno di Sider.

Il ragazzo si alzò da un angolo della stanza, fino a quel momento era rimasto isolato perché non era riuscito a trovare facce conosciute ed aveva limitato i contatti come era stato imposto.

Non appena superò lo porta che gli era stata indicata, si trovò in un luogo angusto dove erano presenti solo un tavolo con due sedie.

All’altra estremità un signore sulla cinquantina fissava davanti a sé “prego si sieda numero 505” disse mentre estraeva un foglio da un plico sul tavolo.

“Mi chiamo Sider” disse il ragazzo.

L’uomo non lo degnò di uno sguardo “505 questa è la sua lista, abbiamo scelto per lei 3 canzoni. Le saranno fornite base e testo, tra una settimana ci sarà la seconda fase ad eliminazione dello show. La aspettiamo puntuale” queste parole sembravano meccaniche, come se quella persona fosse un automa.

Sider prese il foglio in mano e lo esaminò “le conosco queste canzoni, ma non sono il mio genere. Non potrei avere altre opzioni?” chiese gentilmente.

La risposta sbalordì il ragazzo, la freddezza del suo interlocutore era inumana “io non faccio le regole, se ti hanno assegnato queste canzoni c’è un motivo. Il motivo è semplice: devi cantarle! Ora puoi uscire dalla porta dietro di me e non da quella da cui sei entrato. Una settimana e dovrai esibirti, puntuale!”

Sider non poté controbattere, si alzò della sedia e con passo desolato lasciò quel luogo.


“Numero 505? Per favore venga con noi” due energumeni in giacca e cravatta si posizionarono di fronte a Sider fissandolo negli occhi.

Il ragazzo obbedì più per paura che per volontà e seguì i due uomini in uno stanzino appartato, al cui interno era presente un giovane molto elegante.

“505, giusto? Sider se non sbaglio” il nuovo personaggio sorrise calorosamente “bene, bene! Ho sentito che nell’esibizione di oggi non si atterrà alla nostra lista. Eh… Le voci corrono! Comunque non le conviene farlo. Non mi piacciono le persone che fanno ciò che gli pare” spalancò la bocca in un sorriso a 32 denti, ma questa volta il suo sguardo era minaccioso.

Sider non sapeva cosa rispondere, non si capacitava di come l’avessero scoperto.

“In ogni caso se non ti attieni a ciò che le abbiamo detto, i giudici hanno l’ordine di non farla passare alla fase finale. In questo modo diciamo che sarà eliminato per sempre dal mondo musicale e mi assicurerò che lei non ne faccia mai parte. Ora caro 505 ha due possibilità: o fa come le diciamo o firma questo foglio in cui attesta la rinuncia ad un posto in questo spettacolo e potrà continuare per la sua strada, da solo. Ora spetta a lei!” così dichiarò l’uomo, mentre porgeva un foglio e una a penna a Sider.

Mille pensieri affollarono la testa del giovane “ho una mia identità, la posso accartocciare così come se nulla fosse?” “ma se non faccio come dicono, sono finito!” “se cominciano a controllarmi ora, che farò poi? Dovrò sempre sottostare alle loro regole” “io voglio cantare le mie canzoni, ciò che canto è speciale! Ma sarà davvero così?” “non voglio essere modellato come tutti gli altri, la mia personalità e creatività sono uniche” “sono così sicuro di essere speciale? Fino ad ora non ho concluso nulla”.

Sider prese il foglio e la penna, li strinse nelle sue mani per alcuni minuti. Guardò negli occhi gli uomini davanti a lui e, dopo aver annuito, riconsegnò il materiale che gli era stato affidato e uscì dalla stanza.

Sulla lunga linea in fondo al foglio, nello spazio predisposto per la firma…

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