Il figlio (parte prima)

La calda aria d’estate era più soffocante del normale, Luglio metteva a dura prova la resistenza di qualsiasi persona vivesse nella piccola cittadina di Lienbrj.

Una torrida cappa di calore muoveva i propri tentacoli in ogni anfratto, senza nessuna eccezione: i quaranta gradi che si depositavano sulla pelle rendevano pesante ogni movimento.

Il giovane Rember, oltre a sopportare questa temperatura arsa, era sottoposto a critiche e rimproveri dei propri genitori: “perché non esci a giocare?” “Trovati qualche amico, non puoi restare sempre in casa” “non hai nessun gioco, perché non sei come gli altri”.

Un giorno sua madre gli si avvicinò e dopo averlo guardato negli occhi disse “Oggi andiamo a fare un giro insieme, ti porto da un mio amico”. Suo figlio non la degnò di una risposta e continuò a far roteare una piccola penna tra le mani, osservandola animatamente e perdendosi nei suoi movimenti.

La madre infastidita dal comportamento di Rember, poco rispettoso a suo avviso, lo strattonò per il braccio e contro la sua volontà lo fece salire sulla macchina. Lo sguardo del giovane perse ogni sprizzo di energia e vitalità, mentre scrutava svogliatamente il paesaggio dal finestrino della macchina.


Il pomeriggio precedente i suoi genitori avevano avuto un’ardua discussione sui comportamenti tenuti da Rember: “è il diverso e a scuola non ha alcun amico, è il peggiore della classe” affermò la madre rivolgendosi al marito.

“Magari è solo un periodo di passaggio, una cosa momentanea” cercò di rassicurarla l’uomo, sebbene la voce tremolante e insicura tradisse il suo reale pensiero sulla questione.

“Dobbiamo fare assolutamente qualcosa” la donna era categorica “ne va della salute di nostro figlio, sono certa che non può vivere bene così” scoppiò in lacrime per la disperazione e per l’enorme stress che aveva accumulato fino a quel momento. “Frequenta la quarta elementare e in questi anni non è riuscito a farsi un amico, le maestre dicono che è al di sotto della media. Va bene avere un figlio un po’ stupido, ma almeno che possa vivere felice e insieme agli altri” si sfogò la donna, buttandosi tra le braccia del marito.

“Posso chiedere ad un mio conoscente il numero di uno psicologo, mi ha riferito che di questi tempi sono molto ricercati e preparati” l’uomo guardò la moglie negli occhi “andrà tutto bene” con queste parole i due si rasserenarono, un professionista li avrebbe di certo aiutati.


“Prego si accomodi signora” madre e figlio avevano raggiunto l’ufficio di uno psicologo del paese vicino a Lienbrj “sono il dottor Andt” si presentò con una stretta di mano decisa. “Lei deve essere…” Andt sfogliò alcuni plichi sul proprio tavolo e dopo qualche minuto estrasse un foglio “la signora Rotten, ci siamo sentiti per telefono”.

La donna annuì “si dottore, è proprio una caso urgente della massima importanza!” comunicò ansiosamente, muovendo il corpo in maniera convulsa per l’agitazione.

“Mi ricordo, infatti mi ha riferito” i verdi occhi dello psicologo iniziarono a viaggiare velocemente tra le righe del documento “… che è proprio urgente, ma non ha voluto accennarmi nulla per telefono e ha detto che la questione necessitava di un’alta priorità” il suo sguardo si spostò dal foglio alla donna “ora può spiegarmi?”

“Mio figlio, mio figlio è strano” iniziò il discorso con queste parole, mentre il ragazzino era nella stanza affianco con la segretaria del dottore “non ha amici, non vuole giocattoli normali, va male a scuola ed è stupido” lacrime iniziarono a sgorgare sul volto della donna “io e mio marito facciamo di tutto per lui, deve curarlo dottore, la scongiuro, deve curarlo!” pregò la donna per un intervento tempestivo sul suo amato figlio prima che la situazione diventasse irrecuperabile.

“Quindi il problema è vostro figlio” il dottore iniziò a scrivere su un pezzo di carta “io non sono un esperto dell’infanzia, potrei indirizzarla verso una mia collega molto esperta e competente” si spiegò con chiarezza.

“Deve aiutarlo adesso, immediatamente, se poi è troppo tardi sarà per sempre escluso dalla società” singhiozzò mentre il suo viso era ancora rigato dal pianto.

La donna non voleva sentire ragioni e non ascoltava le parole dello psicologo: voleva solo il bene del proprio figlio e assicurargli un ottimo futuro.

“Va bene, la prego di aspettare un attimo fuori” il dottore fece spostare la donna fuori dal suo ufficio e al suo posto prese in seduta il piccolo Rember.

Dopo circa un’ora il dottore richiamò la madre “Signora, suo figlio è molto acuto e non è per nulla stupido. La posso rassicurare che è completamente in salute” queste parole e lo sguardo sincero del dottore non convinsero la madre “magari possiamo trovarci una volta anche con suo marito se vuole, così ne posso discutere con entrambi” affermò Andt.

“Cosa centriamo io e mio marito, deve concentrarsi su mio figlio. Lei è un incapace” urlò infuriata la donna “ci serve un vero dottore, uno che sia realmente capace di curare!” Le voce altisonante della donna risuonò in tutto l’ufficio e, prendendo con forza il figlio per il braccio, uscì sbattendo la porta alle proprie spalle.

Il dottore rimase amareggiato da quel comportamento: primo perché la donna se ne era andata senza pagare e poi perché aveva visto in Rember un piccolo genio. Andt sollevò un foglio da terra e sospirò meramente “un’opera fantastica per un bambino di quell’età!”

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